Dal 21 gennaio all’11 febbraio LATO presenta a Prato la mostra di Massimo Biagi: frammenti. Grigi – graficismi e dintorni.
"'Il Graficismo non si supera, si percorre' aveva scritto Biagi negli anni '80. Ed è vero. Dall'immaterialità e dall'impalpabilità segnica al recupero materico negato dal gioco sottile e allusivo dei segni sulle superfici delle Estroflessioni: questo è dunque il Graficismo. Dal microsegno al macrosegno ipersemantico che può anche diventare “oggetto” (la Sedia graficista del '91 o la recente Sedia del collezionista, le ceramiche): “idealità pratica” delle opere, loro completamento e prolungamento nel quotidiano generati da quell'ansia di totalità che nel Graficismo è costitutiva, come ho detto più volte.
Una totalità allusa peraltro da un archetipo sotteso alle larve umane ripiegate su se stesse, ai nuclei energetici, agli eccitoplastici ellissoidali, al D.A.R. rosso dell'89, alle teste o ai corpi di tante figure delle recenti estroflessioni e così via: l'ellissoide/uovo che, come l'uovo primigenio delle mitologie orientali, diventa simbolo dell'origine del tutto che tutto in sé contiene e che, nel Graficismo, si pone quasi come emblema della sua ricchezza e pregnanza espressiva e semantica e dei metamorfismi del suo segno parola e della sua parola-segno che, nelle pièces teatrali, si materializza nel qui e ora della recitazione. Emblema, infine, anche della molteplicità di echi (culturali, storici, esistenziali, filosofici) che nel Graficismo confluiscono per essere ricreati e trasformarsi in pura energia vitale, continuo oltre.
No: tra il Graficismo e i suoi sviluppi – i suoi dintorni – non c'è cesura. Il segno, vera araba fenice, continua a dialogare con lo spazio, in modi diversi, ma sempre ugualmente diretti, vissuti, dinamici, pieni di una tensione creativa e di un anelito d'infinito che delinea, nell'artista, un titanismo eroico. Se ne evince una lezione di coerenza, rigore, misura.
Apparentemente Frammenti dunque... ma frammenti di un tutto organico e profondo." - Anna Brancolini
Biografia:
MASSIMO BIAGI ha compiuto i suoi studi artistici presso l'Istituto d'Arte Petrocchi a Pistoia e all'Accademia di Belle Arti di Firenze.
Si dedicava, inizialmente, alla pittura e a sperimentazioni grafiche. Infaticabile organizatore e ricercatore ha pubblicato manifesti e scritti suoi. Nel '78 usciva il suo primo Manifesto sul "graficismo", che Pierre Restany pubblicherà su "Natura integrale" e al quale aderivano artisti e letterati italiani e stranieri, tra i quali Samuel Beckett, Emilio Vedova, Raphael Alberti.... Del 1984 è la sua prima mostra sul Graficismo, presentata da Mario Nigro. Dall'85 tiene rapporti con alcuni importanti Centrio di Documentazione. Alla Biennale del 1985 presentava il suo Manifesto del Dissenso Totale e i suoi Art Spaces. Un suo intervento plastico, il progetto di una grande facciata, sarà collocato nella zona industriale di Calenzano.
Ha organizzato molte personali e ha partecipato a molte manifestazioni artistiche. Si è anche dedicato al "libro d'artista". Del 1990 è il libro a quattro mani con Anna Brancolini. Ha lavorato anche nella ceramica. A questo proposito va ricordato il "cenacolo" (25 marzo 2010), la cena di incontro e di discussione che vedeva riunite presso la galleria Vannucci di Pistoia, alcune fra le personalità più note della cultura della città; incontro per il quale realizzava i piatti e le suppellettili in ceramica dipinta, oggetti di grande effetto e di grande gusto decorativo. Famosi anche i suoi "eccitoplastici" (grandi lavori sagomati in legno, generalmente monocromi, nei quali il disegno è come incastonato da un lieve bordo rialzato), e sopratutto le sue sculture "estroflesse", che realizza in legno e lavora asportandone strati, a ricevere una sorta di bassorilievo, che tratta a colori vivi, giallo, verde, viola, azzurro (Bagnanti, Nudonauti...) (Testo tratto da "1910-2010. Un secolo d'arte a Pistoia" a cura di Lara-Vinca Masini).
Orario: dal lunedì al venerdì 9-13:00 - 15-19:00
| Piazza San Marco, 13 - - Prato |

